Sono nato a Corigliano, ma vivo in Romagna, dal 1974, iniziandoa fotografare spronato dall’amica Marina Guerra ed ispirato da maestri quali Mimmo Jodice e Gianni Berengo Gardin. Sono spinto in modo particolare a documentare la vita quotidiana. Per evitare il folklore di maniera è necessario essere “dentro” alla realtà di fronte alla quale si pone l’obiettivo fotografico; questo essere “dentro” dipende dall’avere condiviso negli anni dell’infanzia e dell’adolescenza quella realtà, dal conoscerne il linguaggio ed i referenti simbolico-iconografici. Tale osservazione, sia pur saltuaria, smembrata nel tempo, schizzata a volte velocemente, è diventata negli anni sempre meno “istantanea” e sempre più “pensata”, semplificando il punto di vista, cercando di cogliere una certa armonia formale, guardando alle persone come dal di dentro e nel loro rapporto con gli oggetti quotidiani, pur conservando il distacco di chi quella realtà ormai la vedeva da lontano. Ho descritto così alcuni momenti dell’esistenza, volti, atteggiamenti, gesti di lavoro, svaghi, interni di abitazioni, vita comunitaria. Le immagini, fissate nell’arco di alcuni decenni, sono diventate, senza averlo deciso, una documentazione di tipo sociologico o antropologico e forse sono le ultime immagini possibili di una “comunità” ove il vicinato prevale sul privato, ove la vita propria è patrimonio di tutti, valori purtroppo destinati a dissolversi rapidamente nella nuova organizzazione societaria. Forse sono testimonianze estreme, perché la vita nei condomini è profondamente diversa da quella nelle “vinelle” e nei “vicinanzi”; c’è sempre meno spazio per i giochi di bimbi, e, forse non ci sono più bimbi. E i luoghi si vanno distruggendo, le vecchie case vengono abbandonate e crollano. Pian piano ho svolto un viaggio mentale, non programmato, “entro” i luoghi e “tra” le persone; è una lettura personale della realtà di Corigliano, forse non sempre coerente, ma certamente intima.