Stampa Fine Art

Dopo la fine della seconda guerra mondiale, un gruppo di soldati giapponesi, rimasti isolati in un isolotto del pacifico, continuarono per anni a guerreggiare con un fantomatico nemico americano, ignari che la guerra fosse finita. Mi pare che, con le dovute proporzioni ed implicazioni, questo comportamento sia analogo (e il termine non è usato a caso) a quello di tanti fotografi che continuano ad ignorare gli enormi progressi tecnologici registrati in ambito fotografico. Credo che la tecnologia offra strumenti straordinari per esprimere la propria creatività e sia poco ragionevole non tenerli nella giusta considerazione. I risultati faticosamente ottenuti in camera oscura sono oggi raggiungibili e superabili attraverso l’uso oculato di materiali, di hardware e software. Certo la variabilità e la complessità dei parametri coinvolti richiede una loro buona conoscenza per potere esercitare il controllo e l’ottimizzazione del risultato. In questa rubrica mi propongo, senza utilizzare un linguaggio tecnicistico, di fornire al lettore le informazioni utili al raggiungimento di un determinato risultato fotografico, basandomi semplicemente sulla mia esperienza decennale di stampatore e sul rapporto diretto che intrattengo con le case produttrici. E’ chiaro che i vari suggerimenti e metodi che verranno via via proposti richiedono comunque un processo di personalizzazione che ognuno deve mettere a punto attraverso le proprie esperienze. Comincerò parlando della stampa fine art. Riuscire ad ottenere un’ottima stampa fine art non dipende solo dall’uso di carte pregiate o stampanti di ultima generazione ma da un intero processo che va dallo scatto alla post-produzione sino alla scelta dei materiali della stampa: carte inchiostri ecc. Molti fotografi hanno attrezzature di altissimo pregio, macchine fotografiche di ultima generazione, obbiettivi luminosissimi ma ottengono risultati scadenti perché eseguono lavorazioni in post-produzione senza avere conoscenza degli strumenti o perché stampano con carte di bassissimo livello. Ovviamente la grandissima tecnologia utilizzata in fase di ripresa, viene totalmente vanificata dalla lavorazione e dai supporti finali di stampa. Inoltre, il mercato dell’arte all’interno del quale la fotografia si muove, richiede per le stampe degli standard precisi di qualità e permanenza nel tempo. Per ottenere stampe di qualità è molto importante l’accoppiata di macchine da stampa e carte. In commercio ci sono una quantità incredibile di supporti per la stampa, ma pochissimi, secondo quello che ho riscontrato, sono indicati per la stampa fine art. Cosa dobbiamo cercare nella scelta delle carte? Innanzi tutto che l’emulsione stesa sulla superficie riesca a riprodurre una gamma tonale più estesa possibile, che abbia cioè un indice chiamato gamut molto ampio e che le caratteristiche di questa emulsione siano costanti nei vari lotti di produzione in modo da ottenere risultati omogenei.




Il gamut è la gamma di colori che un dispositivo è in
grado di riprodurre ed è un sottoinsieme dei colori visibili.
Il gamut di quello speciale dispositivo che è l’occhio
umano è naturalmente l’insieme dei colori che riusciamo
a percepire. Per descrivere i colori esistono diversi
modelli come ad esempio i modelli RGB, CMYK, ecc...
Con gamut di un modello di colore si intende l’insieme
di tutti i colori descrivibili da quel particolare modello di
colore. Nei grafici riportati tutta l’area colorata rappresenta
l’insieme dei colori (gamut) che il nostro occhio
riesce a vedere. L’area invece racchiusa dal triangolo
rappresenta la gamma di colori che un monitor riesce a
riprodurre mentre l’area racchiusa dalla curva bianca a
destra è quella riproducibile da una stampa.


Se la casa produttrice di carte cambia o modifica l’emulsione i nostri profili, i nostri parametri di stampa dovranno essere continuamente adeguati, con grande disagio. Il supporto, che sia cotone, cellulosa o una mescola dei due , deve essere Total Acid Free (TAF) e Total Clorine Free (TCF). Cosa comportano queste due specifiche? Il processo di ossidazione della fibra, prodotto dagli agenti ossidanti quali aria,luce ecc. si accelera qualora nella fibra siano contenute sostanze acide. Ciò provoca ingiallimento delle carte e macchie. Ecco perchè è importante che le carte siano TAF e TCF, in modo che il processo di ossidazione della fibra sia rallentato. Un ulteriore accorgimento per prevenire questo tipo di decadimento dei supporti può ottenersi attraverso l’addizione di carbonato di calcio nella composizione della fibra, cioè l’addizione di una riserva alcalina che aiuta ulteriormente a rallentare il processo di acidificazione. La certificazione della qualità delle carte è regolamentata dalla norma ISO 9706, così come stabilito dall’Organizzazione Internazionale per la Standardizzazione. Questa norma specifica i requisiti di resistenza della carta espressi in termini di: resistenza minima agli strappi, misurata con il superamento di un test; quantità minima di sostanze antiossidanti contenute nella carta, misurate in termini di riserve alcaline; quantità massima di sostanze facilmente ossidabili misurata attraverso un indice Kappa; livello di pH massimo e minimo dell’acqua presente ed estratta a freddo dalla carta. La necessità di lavorare con prodotti di qualità certificabile mi porta sempre alla ricerca di aziende che investono nella ricerca e nel controllo qualità. In occasione del Lucca Digital Photo Festival 2008, sono stato chiamato a stampare la mostra di Tim Hetherington impiegando carte della nuova gamma Canson Infinity: 17 linee di carte speciali per la stampa digitale artistica e fotografica. Nuova linea il cui lancio è stato annunciato in occasione della fiera Photokina 2008. Mi ha colpito il bellissimo supporto di cotone 100%, molto compatto, bello anche al tatto frutto di evolute tecnologie di patinatura che garantiscono una resa cromatica ottimale,una straordinaria densità del colore nero (D-max) e delle tonalità del grigio, associata ad un’incredibile nitidezza dell’immagine. Queste nuove carte Canson Infinity vengono commercializzate in Italia dall’inizio del 2009 ed offrono quattro diverse superfici (liscia, extra liscia, ruvida, tela), permettendo così agli artisti di trovare il supporto più adatto per esprimere pienamente la loro creatività: Appena cominciato il lavoro, andando a profilare le carte, ho riscontrato una gamma tonale veramente estesa. Per ragioni di competenza professionale ho avvertito l’esigenza di approfondire la conoscenza dei prodotti Canson e ho scoperto un’azienda dagli standard ben oltre le norme ISO 9706. Del resto Alexia Schrott, Marketing Manager di Canson afferma: “La nostra gamma, testata dalla Wilhelm Imaging Research, Inc., è stata sviluppata con un nuovo processo produttivo che ci ha permesso di avere nella maggior parte dei nostri prodotti un punto di bianco incomparabile, senza l’utilizzo di azzurranti ottici, che deteriorano la carta con il passare del tempo. Questa innovazione tecnologica tiene conto delle esigenze degli artisti, dei manager dei musei, dei collezionisti di opere e foto d’arte in termini di stabilità nel tempo e di conservazione delle tonalità dei colori con il passare degli anni. L’uniformità di queste caratteristiche è assicurata da un rigoroso controllo qualità implementato durante tutto il processo produttivo e distributivo”.


Le carte Canson sono Total Acid Free (TAF) e Total Clorine Free (TCF) mentre gli azzurranti ottici di cui parla Alexia Schrott sono i cosiddetti sbiancanti ottici (OBA). Gli OBA (Optical Brightening Agente) sono additivi chimici che vengono impiegati per rendere la carta più bianca, similarmente agli sbiancanti usati per il bucato. Questi prodotti esposti alla luce per un certo periodo di tempo perdono la loro capacità di rifletterla lasciando gradualmente apparire il colore originario della carta e così cambiando anche i toni delle nostre fotografie. In occasione del Photoshow che si terrà a Milano 27/30 Marzo 2009, presso lo stand di Gente di Fotografia, saranno esposte opere da me stampate su carte Canson Infinity per dare una dimostrazione pratica delle qualità sopra dette. Abbiamo la carta, sul prossimo numero vedremo come stamparla.

Antonio Manta
Articolo pubblicato su "Gente di Fotografia"